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Alimentazione di sopravvivenza
Alimentazione di sopravvivenza, di Genga Giovanni
1.Ricette per la trappeur
La trappeur è una tecnica di cucina che consiste nel cuocere il cibo sfruttando la brace. Ci sono molte ricette possibili: la classica salsiccia allo spiedo, oppure le patate rivolte nell’alluminio o messe tra le braci, oppure l’uovo allo spiedo. (non dimenticare di fare un forellino in corrispondenza della sacca d’aria interna, altrimenti esplode), oppure pomodori cotti alla piastra (su una pietra molto calda), o le focacce ripiene tipo panzerotti, e per dessert la banana farcita (taglia una banana in senso longitudinale senza incidere la buccia sul lato opposto). Forzare l’aperture per mettere dentro un po’ di zucchero e magari qualche scaglia di cioccolato. Richiudi e adagia tra le braci finche la buccia diventa scura.
- Con una pagnotta da 1 kg vengono circa 25 fette
- Il pane vecchio si usa per le bruschette, crostini
- Nella cesta che la sq. Porta in cambusa ci devono essere due recipienti con tanto di coperchio per contenere e proteggere da polvere e insetti gli alimenti sfusi.
- Per chi lavora in cambusa è comodo avere vicino un rubinetto
- Alcune idee per il menù del campo:
Primi: minestra con il brodo del bollito, liofilizzata, di dado, di ceci, di fagioli o di patate; minestrone di verdure con riso e piselli; pasta al ragù, alla carbonara, al pomodoro, al tonno e olive, all’ amatriciana, bianca; pasta fredda; insalata: di patate, di riso, (questi ultimi tre se sono arricchiti possono diventare piatto unico).
Secondi: braciole di manzo o di maiale, hamburger di pollo o tacchino, salsicce: alla brace, con fagioli e pomodori, o in padella con un po’ d’olio; manzo bollito, spezzatino con piselli o patate; scamorza alla piastra, caprese; frittata: con cipolle, pancetta, salsicce, patate, zucchine, carciofi o spinaci; uova sode, fritte o tonnate; merluzzo bollito o al pomodoro; bastoncini di pesce, sofficini; carne, pesce in scatola; formaggi e affettati.
Contorni: insalata verde; pomodori; patate: fritte, arrosto, bollite, rifatte o alla brace; carote; finocchi; zucchine trifolate bianche no rosse; verdura bollita; piselli; ceci; mais; melanzane grigliate; fagioli bolliti; funghi; cavolfiore saltato o bollito.
2.Conservare gli alimenti
- Il cibo deve rimanere asciutto, al riparo dalla polvere, dagli insetti e fuori dalla portata degli animale. Un metodo consiste nel tenerlo in un sacco sospeso da terra e distante da superfici da cui gli animale potrebbero raggiungerlo con un balzo.
- Per fare un frigorifero da campo serve una scatola di metallo che deve essere tenuta avvolta in un pezzo di stoffa bagnata. L’evaporazione dell’acqua sottrae calore dall’interno del contenitore. Se la stoffa si asciuga dentro la scatola la temperatura aumenta.
- Per conservare a lungo vegetali e carne occorre eliminare l'acqua in essi contenuta. Ciò si ottiene tagliando il cibo a strisce sottili sottraendole al calore del Sole e al fumo di un debole fuoco. Affumicare offre il vantaggio di tenere lontani gli insetti potenziali portatori di batteri. Per affumicare la distanza dal focolare deve essere tale da impedire la cottura, poi si racchiude il tutto in una struttura tipo tapee indiano. Il risultato finale migliora se periodicamente si spruzza acqua molto salata su ciò che si sta essiccando (acqua evapora e rimane lo strato di sale). Dopo circe 12 ore, durante le quali le braci sono state mantenute attivo, il cibo non avrà un aspetto proprio invitante ma si manterrà per almeno una settimana al termine della quale, se necessario, si potrà ripetere l’operazione. La formazione di un leggere strato superficiale di muffa non compromette la commestibilità.
- Il pane si conserva abbastanza bene per 2-3 giorni quando viene avvolto nella sua carta e questa in un sacchetto di plastica. In grosse quantità di frutta si tengono a bagno nell’acqua in modo che i vermi non entrino anche nei frutti sani. <br />
3.Sopravvivenza
Il cibo non serve in tempi immediati, almeno finché l’organismo riesce ad attingere energie dalle sue riserve di grasso, pertanto quello di mangiare è il quarto ed ultimo dei bisogni da soddisfare, dopo la cura delle ferite, la conservazione della temperatura corporea e l’acqua.
Tuttavia, nel lungo periodo o nei casi in cui si devono affrontare attività impegnative, occorre saper trovare ciò che serve per tirare avanti. Non è bene mangiucchiare qua e là ogni volta che si trova qualcosa, ma occorre prodigarsi per fare almeno un pasto al giorno, magari caldo. Bisogna sempre valutare quante calorie si possono recuperare dal cibo che si trova e quante sono quelle perse per cercarlo.
ATTENZIONE: non mangiare se non hai acqua da bere.
3.1.Commestibilità
Un gusto sgradevole può essere il primo segnale di pericolo ma non costituisce di per se alcuna prova di tossicità. Molti infatti sono vegetali dal sapore per niente invitante: i cardi e alcune insalate sono amari e i limoni e tutta la frutta acerba sono aspri. Quando esistono dubbi, eventuali prove sin fanno masticando a lungo piccole quantità. Se dopo un po’ il sapore continua ad essere accettabile, ci sono molte possibilità che quella cosa non abbia controindicazioni. Eventuali malesseri in questi casi si manifestano abbastanza rapidamente, tuttavia, per maggior certezza, è meglio aspettare circa 8 ore. Se dopo questo tempo non si avvertono dolori addominali, lo stesso cibo può essere mangiato in quantità maggiore. Trascorse altre 8 ore in assenza di sintomi di intossicazione, quel cibo è da considerarsi completamente commestibile.
Le conseguenze di un’intossicazione alimentare dipendono sia dalle quantità ingerite, sia dalla tollerabilità individuale.
ATTENZIONE: un disegno o una foto non sono sempre sufficienti per riconoscere un vegetale. Un errore in questo senso può costare atroci mal di pancia, e anche peggio. Lo scopo delle figure è richiamare alla memoria le caratteristiche dei vegetali già conosciuti.
ATTENZIONE: non è detto che un vegetale commestibile per un animale lo sia anche per un uomo.
ATTENZIONE: non fare mai prove di commestibilità con tuberi,bulbi,funghi siano essi cotti o crudi.
3.2.Cibo vegetale
La grande maggioranza dei vegetali non contiene sostanze tossiche. Molti di essi, seppur non velenosi, non vengono normalmente classificati commestibili per la loro eccessiva fibrosità e scarsa digeribilità, altri invece sono molto simili agli ortaggi coltivati. Della stessa pianta, alcune parti possono essere mangerecce e altre no, e tra le prime ci sono quelle più o meno gustose. Generalmente le foglie giovani e i germogli sono migliori ma meno nutrienti. Talune erbe possono dar luogo a reazioni di intolleranza per le proprietà chimiche. Qui in seguito vengono indicate alcune tra le più comuni erbe selvatiche commestibili:
Erbe aromatiche: aglio, erba cipollina, cipollaccio. Agli e cipolle selvatiche conservano il caratteristiche odore della pianta coltivata;
Asparago selvatico: si coglie all’inizio della primavera. Non è facile vederlo e per individuarlo bisogna cercare i rami spinosi della pianta. Eccellenti per le frittate. Il sapore è piuttosto amaro.
Atreplice: molto diffusa. Dopo la cottura ha un sapore decisamente gradevole del tutto simile agli spinaci.
Barba di becco: si mangia la radice, dal sapore di granturco, che dopo aver bollito lascia un brodo particolarmente gustoso.
Barbarea: si colgono i germogli e le foglie tenere. Il sapore dei gambi crudi è gradevole. Le foglie come gli spinaci.

Bietola selvatica: pressoché uguale all’ortaggio coltivato,il sapore delle foglie crude è gradevole.
Borragine: deve essere bollita in modo da eliminare la peluria che riveste tutte le sue parti. C’è chi la usa per fare il ripieno dei ravioli.
Buon enrico: frequente sui terreni incolti,piuttosto asciutti di montagna. E’ la migliore erba dopo gli spinaci coltivati.
Cardo mariano: la costola delle foglie e il gambo sanno di carciofo e sono buoni anche crudi. I gambi più grossi si cuociono sotto le ceneri o bollite come le giovani foglie.
Carlina: comune nei prati sassosi e in montagna. Il capolino presenta una parte carnosa il cui sapore è simile al cuore del carciofo.
Cicoria: tipica della pianura, in estate fa bellissimi fiori. Amara da cruda e quando viene cucinata da sola.
Consolida maggiore: predilige luoghi ombreggiati e umidi.
Crescione: Piantina acquatica dal fusto cavo con foglie alterne. Da cruda è un importante risorsa di vitamine; il sapore è leggermente piccantino. Una volta bollita si può utilizzare per ottime firttate.
Malva: le foglie giovani hanno un sapore gradevole anche crude. Si possono mangiare anche i fiori.
Piattello: comune e facilmente riconoscibile per le foglie che rimangono schiacciate sul terreno. Cruda è amoragnola, bollita è decisamente gustosa. Può essere confusa con il Leontondo (altrettanto commestibile).
Portulaca: pianta carnosa molto diffusa in pianura. Le parti più tenere si usano per inslate o frittate.
Rapunzia: sia la parte aerea sia la radice. Quest’ultima,carnosa e dal colore rossiccio,è particolarmente nutriente,sia cruda che cotta.
Rosolaccio: evitare assolutamente il fiore!!!, ma le foglie della base sono ottime bollite e nelle frittate, crude sono amarognole.
Rucola: pianta sia coltivata sia spontanea, che ha un sapore piacevolmente piccante ed è ottima per condire le insalate.
Tarassaco: le foglie bollite hanno un sapore gradevole,crude sono amare, costituiscono un ottimo alimento.

3.3. Alimenti insoliti
Oltre alla nota commestibilità dei germogli di bambù e della parte centrale del tronco delle palme (quest’ultimo arrostito è una leccornia) i vegetali che potrebbero costituire una fonte di nutrimento sono molti. Su alcuni testi di sopravvivenza si legge che persino la corteccia interna che si forma in primavera in giovani abeti,aceri,betulle,pioppi,salici e tigli può essere mangiata cruda o ridotta in poltiglia da cui ricavare focacce. Le foglie del fico d’india,liberate dalla buccia esterna più dura,si possono mangiare anche crude.
Delle piante acquatiche che crescono sulle sponde di laghi, fiumi e stagni, il giunco e la coda di gatto hanno la radice e lo stame commestibili. Il polline giallo della coda di gatto si usa come farina.
ATTENZIONE: tra le piante che prediligono i luoghi umidi ci sono ombrellifere (piante con l’infiorescenza ad ombrello) molto tossiche.
Tra le alghe nessun tipo e velenoso ma molte hanno effetti purgativi. Ricche di iodio,minerali e vitamine,si possono utilizzare per insaporire altri cibi. Si devono prendere, eventualmente, quelle ancora attaccate al fondale o agli scogli e mai quelle arenate.
3.4. Piante velenose
Forse la più conosciuta è la Cicuta maggiore, della quale si dice che un pezzetto della radice contenga abbastanza veleno da uccidere un bue. Le sue foglie sono simili a quelle della carota, sul fusto si possono trovare le gocce oleose, giallastre e dell’odore intenso e i fiori biancastri sono disposti ad ombrello. Altri vegetali dall’aspetto commestibile sono: i frutti della Belladonna, simili a ciliegie, l’Aconito Napello con la radice simile a quella della carota, le foglie della Laureola, facilmente confondibili con quelle dell’alloro, le bacche rosse del Gigaro e del Mezereo.
Molto velenose sono anche il Colchico,il Digitale e lo Stramonio, piante caratterizzate da appariscenti fiori a forma di calice, di colore,nell’ordine, rosa (a petali separati),rossi (a grappoli) e bianchi( si schiudono nelle notti d’estate e sono molto profumati).
3.5. Frutta
Inutile dilungarsi su more, corbezzole, lamponi e tutti quei frutti selvatici che,più piccoli come dimensioni ma del tutto simili a quelli coltivati, si trovano nei boschi e sono ben conosciuti sia per il buon sapore si per le grandi proprietà nutritive. Frutti ancora acerbi o poco saporiti posso essere utilizzati come se fossero ortaggi. Noci, nocciole, mandorle, pinoli, ghiande e faggiole hanno un discreto potere calorico e si posso mangiare crudi, bolliti o arrostiti sulle braci.
3.6.Funghi
Si trovano quasi ovunque. Anche se quelli velenosi hanno un cattivo odore e sono caratterizzati da anello,volva e lamelle,non esiste regola generale che permette di distinguere i tipi magerecci da quelli velenosi. Nel particolare, considerando le varie famiglie, è possibile individuare alcune caratteristiche generali che possono aiutare nell’identificazione.
Quasi tutti le Russole sono buone e facili da trovare. Ne esiste un tipo dal sapore piccante che comunque non è velenoso. La loro carne è dura ma molto fragile, non hanno volva ne anello, le lamelle sono bianche e il cappello assume colori diversi a seconda del tipo.
Anche nella famiglio dei Patatioli, tutti funghi lamellati,predominano i tipi commestibili, insieme a qualcuno tossico ma nessun velenoso. Nella forma sono molto simili ai tipi champignon che si trova nei supermercati. I Boleti, famiglia di cui fa parte il pregiato e famoso porcino, non hanno le lamelle e il capello ha una struttura spugnosa e composta da tuboli.
Con molta probabilità di un fungo commestibile. Un fungo velenoso appartenente a questa famiglia è il porcino malefico che si distingue dagli altri perché i suoi tuboli hanno una marcata tonalità rossa. Non è detto che l’effetto delle tossine dei funghi velenosi o non commestibili si immediato. Per alcuni tipi infatti l’intossicazione si manifesta anche a distanza di giorni, per questo:
ATTENZIONE: non fare MAI alcuna prova di commestibilità con i fughi. Raccogli solo quelli che ti hanno insegnato e che riconosci senza ombra di dubbio. Se non sei più che certo riguardo alla commestibilità di un fungo, lascia perdere!

Lungo un pendio i funghi si scorgono più facilmente guardando dal basso verso l’alto. Per il loro modo di riproduzione deve se ne trova uno è possibile che nei paraggi ce ne siano, o ne cresceranno, altri della stessa famiglia. Quando li raccogli tagli il gambo al’altezza del terreno, senza strapparlo. Un buon fungo attaccato dai vermi lo puoi recuperare tagliandolo a strisce e mettendolo al Sole oppure tenendolo a mollo in acqua e sale per qualche minuto.
I funghi si mangiano crudi in insalata, stufati, arrostiti alla griglia, o scottati su una pietra rovente per 2-4 minuti per lato.
Le spore per la riproduzione si trovano sotto il cappello.
NOTA: non serve calpestare o prendere a calci funghi, neppure quando sei certo che si trattta di tipi velenosi. Semplicemente lasciali stare.
ATTENZIONE: anche i funghi, come tra le altre specie di piante verdi, fiori o animale, esistono delle specie protette. Documentati presso le autorità della zona sulle norme di raccolta.
3.6.1. Funghi commestibili
21. Boleto bruno o dei casalinghi: cappello 5-25 cm, nei boschi di coniferi e latifoglie da Giugno a Novembre, non si deve mangiare crudo;
22. Cantarello giallo: cappello 3-6 cm, gambo fino a 4 cm, boschi di conifere e luoghi umidi da Agosto a Novembre;
23. Colombina verde: cappello 6-15 cm, gambo da 3 a 9 cm, nei boschi di latifoglie e conifere fine estate;
24. Colombina maggiore: cappello 6-13 cm gambo 5-10 cm, nei boschi di latifoglie e conifere da Luglio a Ottobre;
25. Mazza di tamburo: cappello anche oltre ai 30 cm, gambo 15-35 cm, da Luglio a Ottobre nei boschi di latifoglie e conifere, esistono altri funghi tossici che somigliano ma che non raggiungono le stesse dimensioni;
26. Orecchione: cappello 5-15 cm, il colore prevalentemente grigio più tendere al violetto o al marrone, su ceppi decadenti di latifoglie tutto l’anno;
27. Pinarello: cappello 5-12 cm, nei boschi di pini da Giugno a Ottobre;
28. Porcino: cappello 5-25 cm gambo fino a 20 cm, nei boschi di abeti da Luglio a Ottobre, si può mangiare anche crudo.

3.6.2.Funghi letali
29. Amanita virosa: cappello fino a 10 cm, altezza massima 15 cm, da Luglio a Ottobre nei boschi di conifere di latifoglie;
30.Amanita falloide: cappello 4-12 cm, gambo fino a 15 cm, nei boschi di latifoglie da Luglio a Ottobre;
31. Cortinario orellano: gambo 3-7 cm, nei boschi di latifoglie alla fine dell’estate;
32. Cortinario speciosissimo: cappello 2-7 cm, nei boschi di conifere alla fine dell’estate;

3.7.Cibi animali
….molti appassionati di caccia grossa preferiscono far scattare la macchina fotografica piuttosto che il grilletto del fucile e ne ottengono risultati che sono altrettanto interessanti, a meno che (…) non siate affamati.
A parità di peso il cibo animale è quello che dà il più alto nutrimento.
Alimenti “insoliti” (animali)
“Ogni cosa che cammina, vola, striscia o nuota, è una potenziale fonte di nutrimento”. Tra i pochissimi esseri viventi che fanno eccezione a questa regola ci sono i rospi, alcuni tipi di rane tropicali, serpenti di mare, i bruchi dai colori accesi e quelli “pelosi” tipo processionarie.
Molte popolazioni si nutrono regolarmente di insetti che non trovano posto nelle nostre usanze alimentari. Da noi, le stesse chiocciole o le interiora di certi animali vengono molto apprezzate da alcune persone mentre danno il voltastomaco ad altre. L’accettare o respingere determinati alimenti trova giustificazione solo nella testa di ognuno perché, in virtù della regola già citata, dal punto di vista nutrizionale si parla sempre di proteine e come tali da prendere in considerazione se e quando serve.
Formiche, termiti, scarafaggi, locuste, cavallette, grilli, libellule e larve di ogni tipo, quasi mai contengono veleni o sostanze irritanti. Come precauzione generale, evitare tutti gli animali caratterizzati da colori molto vivaci (non frequenti nelle nostre zone). Reperibili in luoghi umidi o ombreggiati, sotto le pietre, tra la legna decadente o sotto la corteccia degli alberi, devono essere privati di ali, zampe e corazza quando è il caso, arrostiti su una pietra e sminuzzati per essere mescolati a verdure bollite. Lumache, chiocciole lombrichi e affini devono stare senza mangiare per uno o due giorni e poi, se possibile, lavati con acqua e sale, o acqua e limone, o acqua e aceto. I serpenti, come i pesci, si spellano dopo la cottura.
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